Comune di Curcuris

LA STORIA

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Sebbene il territorio di Curcuris riveli tracce di epoca nuragica e romana, sicuramente appartenenti a insediamenti decentrati a carattere pastorale o agricolo, solo in età medievale, per la nota tendenza all'accentramento dei nuclei abitativi per fini difensivi, ha origine il centro abitato che venne a far parte, in età giudicale, della Curatoria di Parte Usellus a sua volta inclusa nel Regno di Arborea. Fece parte dal 1410 al 1430 del Regnum Sardiniae e seguì le vicende storiche degli altri centri che, unitamente a Curcuris, facevano capo alla Curatoria di Parte Usellus, in seguito l'ex Curatoria di Usellus venne data in dono, in occasione delle nozze con Berengario Bertran Carroz, a Eleonora Manrique, e così venne a far parte del feudo di Quirra. Il feudo di Quirra resto in mano alla famiglia Carroz fino al 1511, passando, per via ereditaria, alla famiglia Centelles che lo mantenne fino al 1674, quindi venne concesso a Francesco Pasquale Borgia fino al 1726, ai Català fino al 1798, agli Osorio de la Cueva fino al 1838, anno in cui venne riscattato da Carlo Alberto re di Sardegna. Nel 1821, Carlo Alberto riduce, dalle 15 originarie istituite con il Regio Editto del 4 maggio 1807, a 10 il numero delle province e Curcuris venne annesso alla provincia di Oristano. Solo pochi anni dopo, nel 1848, quando vennero abolite le province, entrò a far parte della divisione amministrativa di Cagliari. La legge Rattazzi n. 3702 del 23 ottobre 1859 suddivise l'Isola in due province: Curcuris entrò a far parte della provincia di Cagliari. Nel 1927, per Regio Decreto, divenne frazione di Ales. Nel 1974 con l'istituzione della Provincia di Oristano, ne fece parte e, infine, nel 1979, dopo 52 anni, ottiene l'autonomia.
 


IL PAESE AI TEMPI DI V. ANGIUS (1841)
 
CURCURIS, villaggio della Sardegna nel distretto di Ales della prov. di Busàchi. Era nell'antico dipartimento d'Usellus, del giudicato d'Arborea. Giace un miglio da Ales tra due colline, una, che dicono Corongiu al libeccio, dalle cui sommità è un vasto orizzonte; l'altra, su bruncu de s. Maria a tramontana, e sta esposta a levante; perché vi si patisce una dannosa umidità. Nel resto il clima non è da dirsi molto temperato, siccome quello, in cui quanto suol essere cocente il calore, tanto sentesi penetrante il freddo, l'inverno non è senza neve, l’estate senza grandine, le stagioni temperate senza nebbie, il terreno desideroso d'umori. L'aria è insalubre quando è tempo che sviluppisi molta copia di miasmi. Nel 1834 vi abitavano anime 270 in famiglie 77. Solevano nascere 6, morire altri e tanti; farsi matrimoni 2. I corpi più robusti durano all'anno sessantesimo Tra le frequenti e micidiali malattie sono dolori laterali, infiammazione degli organi dell'apparato digerente, e febbri periodiche. Il cimiterio è contiguo alla chiesa parrocchiale. Quasi da tutti gli uomini si da opera alla cultura de' campi; dalle donne a provveder la famiglia di panni, lani e lini, de' quali esse lavorano in telai 30. Vi è costituita una scuola primaria, nella quale concorrono pochi fanciulli. La curia è in Ales.  È questo popoletto nella giurisdizione del vescovo d'Ales, la chiesa principale, che è assai povera, è sotto la invocazione di s. Sebastiano. La cura delle anime commessa a un vicario. L'altra chiesetta, che abbiasi, è denominata da santa Maria, dove per la N. D. nella commemorazione di sua assunzione festeggiasi con grande solennità. La campagna conoscesi molto idonea a' cereali. Se le danno a semenza starelli di grano 300; d'orzo 80; di fave 50; di legumi 40; e nel comune non si è solito avere più dell'ottuplo per poca diligenza e difetto d'arte: il lino può produrre 4000 manipoli. Sono coltivati alcuni orti e un mediocre vigneto; ed essendo il clima, fausto alle viti, ottengonsi ottimi vini, e in copia, di cui però a niuno si fa parte. La coltivazione degli alberi fruttiferi non è trascurata: niente di meno le specie né sono molte, né molto varie. I chiusi occupano la terza parte del terreno coltivabile, che si può computare a una capacità di stare 300, dove o si semina, o lasciasi a pastura il bestiame domito. In quest'arte resta compreso Montijeddu vestito di lentischi, tra quali macchie sorgono frequenti quercie e soveri. Le specie del bestiame sono ristrette alle pecore, alle vacche e ai buoi, ed ai cavalli, majali e giumenti; e ciascuna ha cosi pochi capi, che la somma non ti sorgerà sopra i 2000. Le lane e il formaggio si consumano nello stesso luogo. Delle specie selvatiche non hannosi che le sole minute; delle volatili sono in grandissimo numero i passerotti, i merli, i tordi, e frequenti le tortore, le pernici e le anitre. Scorre per questo territorio il fiume, che dicono Narbeddu, il quale provenendo dalla Giara ingrossa in quel di Figu per le acque di Pau e Banari, e prende in questo nuovi incrementi per lo riozzolo (Flumineddu) che esiste dalla riunione di due rivoli, uno dalla montagna di Ales, l'altro dai salti di Morgongiòri. Le sponde sono amene per li pioppi, che belli s'innalzano, e per li canneti assai densi: il guadarlo dopo i temporali, o in tempi piovosi è cosa piena di pericolo, ondechè spesso gl'imprudenti, che ne tentano il guado, sieno rapiti nella corrente. Talvolta cresce in tanto dai torrenti, che soverchiate le sponde, diffondesi a coprire parte e di queste e delle vicine terre dell'antico e deserto villaggio di Giàmussi, comprese di presente nella circoscrizione di Simala. Contiensi questo comune nella signoria di Parte-Usellus, di cui gode il marchese di Quirra, uomo straniero. Quale sia la condizione di questi terrazzani, la impara da ciò che nel proposito fu scritto nell'articolo Ales.